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Birmania - Myanmar
Mandalay - Mahamuni Pagoda
Ogni birmano deve fare un periodo di noviziato in monastero una volta compiuti i sette anni e prima dei vent’anni: è un impegno ed un orgoglio per ogni famiglia. Il noviziato dei ragazzini (e di alcune, ma non tutte, le ragazzine) dura come minimo una settimana, ma può prolungarsi fino a due –tre mesi. Dopo i vent’anni, e anche se non ha deciso di prendere i voti, ogni uomo birmano deve tornare almeno una volta a servire il monastero come monaco adulto.
Tra il popolo del Myanmar ed i monaci birmani c’è un legame indissolubile, una continuità nel tempo che permea la vita delle singole persone ed in qualche modo la contrassegna per sempre, determinandone gli aspetti della vita quotidiana.
È naturale, così, incontrare un uomo così intensamente assorto nella preghiera, con lo sguardo totalmente rivolto su di sé ed in sé, indifferente a ciò che gli accade intorno. Myanmar
Mandalay - Amarapura - Lago Taungthaman
La fatica di partire durante la notte su una piccola barchetta per aspettare l’alba, immersi nel freddo e nel silenzio del Lago Taungthaman, è ripagata da immagini come questa, che ti fanno assaporare la purezza del bello e la sua carnalità.

Myanmar
Mandalay - Amarapura - Ponte U Bein
Il ponte U Bein è una struttura in teak che si estende per oltre 1200 metri sul lago Taungthaman, vicino all’antica capitale birmana di Amarapura: è il più antico e lungo del Myanmar e risale alla metà del 1800, e fu costruito con le tavole di teak del palazzo del re Mindon quando questi decise di spostare la capitale del regno a Mandalay. Quelle tavole sono ancor oggi quotidianamente calpestate dalla gente locale, che usa il ponte per traversare il lago.
Le prime tenui e radenti luci dell’alba donano plasticità al cammino di questi due monaci, completamente avvolti nelle loro rosse tuniche per difendersi dal pungente freddo e dalle brume mattutine mentre attraversano in solitudine il lungo ponte.

Myanmar
Mandalay - Amarapura - Lago Taungthaman
Le luci dell’alba disegnano nella china momenti magici di una pesca, per me, miracolosa.
Immagini che rinviano alla capacità dell’uomo di essere artista nel suo lavoro, di creare bellezza nella semplicità dei propri gesti quotidiani, che gli appartengono perché ne possiede ancora il significato ultimo e lo scopo immediato.

Un uomo che però, per esser capace di disegnare nel cielo archi di luce così meravigliosi, non agisce da solo, ma ha bisogno di un compagno che, se pur immobile ed apparentemente non partecipe della creazione in atto, fissa lo sguardo sull’opera dell’altro e, tenendo fermo un palo conficcato sul fondo del lago, impedisce alla barca di ribaltarsi in acqua vanificando tutto.

Myanmar
Irrawady river (Mandalay – Bagan)
A bordo di una barca di trasporto locale, tra Mandalay a Bagan, ci siamo arenati nel mezzo del fiume Irrawady a causa dell’acqua bassa tipica della stagione secca.
Sulla barca solo pochi turisti, e molti contadini ed artigiani dei piccoli villaggi delle colline e delle valli intorno al fiume che periodicamente scendono, la mattina presto, per portare i loro prodotti ai mercatini dei villaggi più importanti che si trovano lungo le rive del fiume.
Tra loro una donna che vendeva stoffe tessute a mano e fumava intensamente un Cheroot (uno degli ottimi sigari birmani che si ottengono mischiando al tabacco erbe ed un po' di tamarindo per poi arrotolarlo dentro una foglia).
Non so se sia più intenso il calore della punta del sigaro o il suo sguardo penetrante: questa è la tipica foto in cui è il ritratto a guardare e te, e non il contrario.

Myanmar
Lago Inle
Come giocolieri, questi pescatori del Lago Inle restano in equilibrio sulle loro barchette con un solo piede, usando l’altro per spingere il più lontano la nassa, lanciandola sui pesci che i loro sguardi indagatori riescono ad individuare tra le acque limacciose.
Nel loro particolare ed unico modo di pescare, nella fioca luce dell’alba disegnano con i loro corpi ed i loro strumenti ardite figure geometriche che lasciano quasi interdetti per la loro perfezione.

Myanmar
Lago Inle
Perdersi all’alba tra le miriadi di pescatori che si muovono sullo specchio d’acqua del Lago Inle, immergendosi in quel rinnovarsi di luce reso opalescente dalla nebbia mattutina, è una delle esperienze più appaganti che si può avere la fortuna di vivere. 

Myanmar
Lago Inle – In Dein Village (Shwe Inn Thein Stupa)
Percorso in piccole barche lo stretto e tortuoso torrente Inn Thein, che scorre tra risaie e canneti di bambù, giungiamo al villaggio di In Dein.
Vagabondando tra gli oltre 1000 antichi stupa di Shwe Inn Thein, luogo sacro dedicato alla venerazione religiosa dal popolo Pa-Oh, per lo più in rovina ed immerse in una lussureggiante giungla che da secoli li assale creando un tutt’uno tra la pietra ed i rigogliosi alberi di ficus, ci siamo imbattuti in un contadino Pa-Oh.
L’uomo, immerso nelle sue riflessioni ed accoccolato tra gli stupa, sembrava provenire dalla stessa epoca in cui esse erano state innalzate al cielo, aumentando l’effetto surreale del contesto.
Il suo sguardo fiero ed il suo sorriso cortese sembrano, così come per gli antichi stupa che gli stanno intorno, resistere e sconfiggere gli straripanti segni del tempo.

Myanmar
Lago Inle - Nyaung Shwe market
Nei palazzi abbandonati che circondano la piazza dove si svolge il mercato quotidiano di Nyaung Shwe, in una apparente distonia tra la caotica confusione di voci e colori che si svolge pochi metri sotto ed il loro grigiore ed il silenzio della scale e dei locali deserti, un raggio di sole illumina due giovanissime monache buddiste che tenendosi per mano … vanno oltre.

Myanmar
Lago Inle - Shwe Yan Pyay Monastery
I monaci birmani sono circa mezzo milione, le monache circa 75 mila in un paese che conta poco più di 53 milioni di abitanti. Le comunità monastiche nel paese sono più di 50mila e la loro sussistenza è affidata ai laici. Un monaco non può possedere nulla al di là di tre tonache – che riceve al momento dell’ordinazione – una tazza, un rasoio, un filtro per l’acqua, un ombrello e una ciotola per le elemosine.
Ogni birmano passa del tempo della propria vita in un monastero buddista, e ciò crea un legame indissolubile tra i monaci ed il popolo.
Basti pensare al ruolo da loro svolto nella opposizione non violenta alla dittatura militare. Già nel 1990, come forma di protesta, smettono di accettare le elemosine dei militari: per capire il significato del gesto bisogna sapere che fare elemosina ai monaci è una tradizione buddista e un modo per acquistarsi merito (kutho) contribuendo alla propria felicità futura, e che se un monaco rifiuta l’elemosina di qualcuno è come se lo scomunicasse. 
Nel 2007 i monaci danno il via alla rivoluzione zafferano, il più ampio movimento antigovernativo di resistenza non violenta dalle elezioni del 1988: la rivoluzione è brutalmente repressa dalla giunta militare, con migliaia di arresti e decine di vittime.
Oggi la situazione politica del paese è cambiata, anche e soprattutto grazie alla loro presenza ed alla loro capacità di interpretare la volontà del proprio popolo.

Nepal
Vajrayogini Temple in Sankhu

Una cosa è riprodurre l'immagine di una persona, altra cosa è raccontare ciò che di questa persona ti ha colpito e cosa ha suscitato in te quella profonda emozione che ti ha fatto desiderare di ritrarla.
Ogni ritratto, per essere vero, deve cercare di raccontare la persona che hai davanti, che devi imparare a conoscere, se pur in pochi momenti, instaurando con essa un rapporto ed un legame intimo e profondo.
Il sorriso raccolto con questo scatto, rivolto a me proprio in quel momento, che questa donna nepalese mi ha regalato, è l’esito di quei pochi minuti che ho potuto passare con lei e che hanno trasformato la nostra distanza iniziale nell’esplosione della solarità del suo essere.


Nepal
Kathmandu - Stupa Boudhanath

Quasi un passo di danza tra queste due fedeli buddiste che, vestite con abiti tradizionali, partecipano ad una cerimonia religiosa presso lo Stupa di Boudhanath. 
Questo stupa è riconosciuto come il più sacro tempio buddhista tibetano al di fuori del Tibet, ed è uno dei principali luoghi di preghiera dei profughi tibetani che, dal 1959, ininterrottamente fuggono attraverso i valichi montuosi dell’Himalaya, verso sud, cercando scampo dalla distruzione lenta e inarrestabile perpetrata dalla Cina nei confronti del loro paese nativo e dell’antichissima cultura tibetana.
Nepal
Kathmandu - Pashupatinath Temple (Bagmati river)

Un Sadhu (dal sanscrito uomo buono, santo, saggio …) presso il tempio di Pashupatinath, il più antico tempio induista di Kathmandu, uno dei più grandi templi e tra i più sacri del Nepal. Dedicato al dio Shiva, il tempio si situa sulle rive del fiume sacro Bagmati, dove si svolgono le cremazioni dei fedeli.
Con il corpo ed il volto ricoperti con la cenere, simbolo di morte e di rinascita, portano i capelli lunghi come il dio Shiva e, quasi nudi o vestiti di semplici tuniche arancioni, i Sadhu sono le figure emblematiche del tempio: fedeli tra i più fedeli, questi uomini sono asceti che, rinunciando ai beni terreni e alla vita sociale, vivono di offerte, dedicando l'esistenza alla meditazione e all'elevazione spirituale. 
Spesso si sottopongono anche a mortificazioni estreme, nella certezza di raggiungere l'illuminazione più rapidamente, come non sedersi o sdraiarsi per anni, mantenere un braccio teso verso l'alto finché non si atrofizza completamente, smettere di parlare per sempre.

Come non percepire nello sguardo di quest’uomo tutto ciò?
Nepal
Madhyapur Thimi Village (Bhaktapur district)

Nella valle di Kathmandu l’architettura tipica dei vecchi palazzi nepalesi, che si snodano lungo le vie principali sia dei villaggi sia delle città, prevede che al pianterreno della strada ci siano le botteghe, i magazzini, i laboratori artigiani che, in una interminabile sequenza e senza soluzione di continuità tra loro, esprimono la vivacità del posto.
Sopra, al primo piano, ci sono la case, formate da mattoni a vista ed apparati di legno nero intagliato che contornano le finestre.
Quando si cammina per queste vie si intrecciano sempre gli sguardi con le persone affacciate alle finestre del primo piano, che si godono lo spettacolo di chi passa: un po’ come nei nostri paesini di una volta, quando la sera la gente usciva di casa portandosi dietro la propria sedia impagliata e, sedendosi vicino, commentava il passeggio.
Così questa bambina, incorniciata dal meraviglioso stipite della sua finestra ed illuminata da un sottile riverbero di sole che non riesce a penetrare il buio della sua casa, ci osserva incuriosita con uno sguardo enigmatico e dubbioso
Nepal
Changu Narayan Temple (Bhaktapur district)
Durante un trekking da Nagarkot a Changu Narayan, dopo aver assistito ad un’alba meravigliosa nelle valli che portano alla catena Himalayana e andando a visitare uno dei più antichi templi indù, abbiamo attraversato dei piccoli villaggi rurali ed una campagna coltivata esclusivamente a mano, senza l’ausilio di mezzi meccanici.
L’intensa vita dei contadini, la fatica e le intemperie danno forma ai loro corpi, ed in particolare ai loro volti ed alle loro mani, che sono le parti più esposte ed anche quelle che esprimono meglio ciò che un uomo è.
Le mani riescono a comunicare con la stessa intensità di uno sguardo: quelle di questa donna che raccoglie radici di curcuma, ci dicono della sua vita molto più di mille parole che a fatica riusciremmo a mettere insieme.
Nepal
Kathmandu
Thailandia
Sukhothai - Historical Park
India
Kolkata

India
Kolkata

Immersi nel buio di un lungo sottopasso che affianca il mercato dei fiori di Kolkata (Calcutta), uomini e donne vivono di una luce riflessa che promana dalle lontane aperture.
Figure strappate dal buio emergono, per imporsi alla nostra attenzione: uomini e donne che ci testimoniano come la luce più bella sia quella più delicata che, timidamente, si approssima al buio per far affiorare i colori che esso custodisce gelosamente. Quanto si può imparare da tutto ciò.
India
Kolkata
India
Kolkata

Avvicinandosi al delta del Gange, dove il terreno è tutto fango e limo trasportato dal fiume nella stagione delle piene, numerose si susseguono le fornaci, con le loro ciminiere e le lunghe file di mattoni fatti a mano disposti a seccare al sole. L’attività delle fornaci è ininterrotta, ed impiega nelle sue diverse fasi di lavorazione tutti i membri, bambini, donne e uomini, delle tante famiglie che trascorrono la loro vita nelle casupole sorte all’interno del muro perimetrale.
Le luci del tramonto, che ardono la polvere sollevata a fine giornata dal dissotterramento dei forni di cottura per raccogliere e trasportare via i mattoni ormai pronti, creano dei colori magici che rendono quasi irreale la fatica di questi uomini.
India
Varanasi

Ancor prima dell’alba, dipingendosi il volto, un Sadhu si prepara a trascorrere la propria giornata lungo le scalinate (Gaths), che dalle strade di Varanasi discendono verso il Gange.
I Sadhu sono personaggi presenti in India ed in Nepal oramai da migliaia di anni, e possono essere paragonati agli sciamani delle tradizioni occidentali. Essi per raggiungere il Moksha (la fine dell'illusione, Maya, e la fine del ciclo delle reincarnazioni) scelgono una vita di santità, in modo da raggiungere la dissoluzione nel divino e la fusione con la coscienza cosmica. 
Sono considerati dalla gente come già morti e, pertanto, altamente rispettati. Quando muoiono, infatti, vengono sepolti e non cremati perché, per il mondo, la loro morte e il loro funerale sono già virtualmente avvenuti. Rinunciano a ogni legame familiare e sentimentale, al possesso di alcunché, vivono prevalentemente in solitudine, di elemosina e impiegano il loro tempo nella devozione verso la divinità da loro scelta. 
India
Varanasi
India
Ayoddya
India
Ayoddya
India
Baldeo – Holi festival

La festa dei colori è legata ai festeggiamenti in onore del raccolto e della fertilità della terra, del trionfo del bene sul male e segna anche la fine dell’inverno e l’avvicinarsi della primavera.
In tutto il Paese adulti e bambini aspettano questa ricorrenza che autorizza, senza inibizioni e differenza di casta, a schizzare e colorare gli altri per le strade. 
La festa di Holi ha radici antiche, e viene celebrata il giorno successivo alla prima notte di luna piena del mese di Marzo, durante la quale vengono accesi degli enormi falò per annientare gli spiriti del male con il potere del fuoco, così come accadde secondo l’antichissima leggenda induista di Prahlad, di cui la festa è una rievocazione, ad opera di Vishnu nei confronti dell’arrogante demone Hiranyakashipu, che voleva farsi re del paradiso.
L’aspetto gioioso della festa, invece, trae origine da episodi della vita di Krihsna, che trascorse la propria infanzia nell’India del nord, ed in particolare a Mathura e Vrindavan, dove i festeggiamenti dell’Holi si protraggono per oltre due settimane.

Nella piccola città di Baldeo, situata ad una distanza di circa 20 km da Mathura, l’Holi Festival è celebrato con il nome di Dadjee Ka Huranga, dove Lord Balaram sostituisce Lord Krishna come la divinità che presiede il festival. Nel cuore della città c’è un tempio a lui dedicato, che è il punto principale delle celebrazioni.
Uomini e donne si riuniscono nel pomeriggio all'interno dei locali del tempio, dove la musica devozionale riempie l'atmosfera, mentre si lanciano polveri dai mille colori, di cui tutti restano inzuppati quando dai tetti del tempio cominciano a piovere ininterrottamente scrosci d'acqua.
La festa è una allegoria del rapporto tra uomini e donne: una sfrenata baraonda in cui si alternano danze gioiose e scaramucce, dove le donne strappano agli uomini i loro vestiti e ne fanno delle fruste con cui li colpiscono, e dove gli uomini non possono toccare le donne né tanto meno rimuovere il velo dai loro volti, ma possono scaraventare su di loro intere secchiate di acqua colorata, raccolta dal fondo del tempio trasformatosi in una piccola piscina.